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Fortunato Bonifazi – Civitavecchia

BRIGADIERE DEI VIGILI DEL FUOCO
FORTUNATO BONIFAZI

  

di Roberto Diottasi  

 

 

Nasce in Civitavecchia il 23 marzo 1880. Con gli anni diventa Vigile del Fuoco e da subito è apprezzato per le sue capacità operative. Durante il terribile terremoto di Avezzano e della Marsica del 13 gennaio 1915, è tra gli uomini che il comune di Civitavecchia invia per portare soccorso alla popolazione di Veroli (FR).
Muore a soli 38 anni il 3 giugno 1918 durante le operazioni di spegnimento di due motoscafi siluranti ormeggiati nella darsena del porto. Per meglio intervenire dovette esporre il suo corpo che venne colpito alla gola da una scheggia proiettata da una esplosione.
Per il suo esemplare comportamento fu insignito della medaglia d’oro valor civile concessa dalla Marina Militare. Di seguito, il rapporto d’intervento del Comandante Giorgio Mattei che descrive quei tragici momenti. (tratto dalle memorie del Comandante in Seconda Cav. Giulio Cesare Guglielmotti nel libro I primi cinquant’anni della Compagnia dei Vigili di Civitavecchia):
“Il 3 giugno 1918 appena iniziata la gloriosa difesa del Piave che doveva precedere la fine della guerra con la Vittoria, la Capitaneria del Porto avvertiva i Vigili di un incendio manifestatosi a bordo di due motoscafi ancorati nel bacino della Darsena. Accorsero immediatamente con pompe ed attrezzi, ed iniziarono la manovra di spegnimento e d’isolamento; meglio sarebbe stato prendere il provvedimento di far colare a picco le due piccole navi cariche di esplosivi ma si pensò di poterle salvare estinguendo l’incendio e di poter proteggere dalle fiamme i sacchi carichi di merci attraccati alla banchina, e i vigili iniziarono la loro opera; ma sventuratamente il fuoco si appiccò alla Santabarbara di uno dei due motoscafi si incendiarono le polveri e i proiettili e il povero Brigadiere Bonifazi Fortunato, che valorosamente impavido e fermo restava al suo posto, fu colpito alla gola da una scheggia di granata e cadde fulminato al suolo, vittima del proprio dovere, esempio di sacrificio e di abnegazione.
I motoscafi saltarono e poi si inabissarono nel mare. Il Comandante Mattei inviava al Municipio il seguente rapporto che è la più bella pagina della storia dei nostri vigili e che formerà per sempre l’orgoglio della nostra Città.
“L’anno millenovecentodiciotto il giorno quattro del mese di giugno alle ore 15 presso la Sede del Comando suddetto.
Premesso che la sera del 3 corrente alle ore 20 chiamati telefonicamente i vigili del fuoco, in seguito ad incendio sviluppatosi su due motoscafi antisommergibili (M.A.S.) ancorati nella vecchia darsena del Porto, accorsero muniti di pompe e attrezzi per prestare la loro opera.
Poiché la darsena era tenuta completamente sgombra per il pericolo di esplosione delle munizioni contenute a bordo delle due navi incendiate, i Vigili percorrendo la via soprastante la darsena che conduce al Lazzaretto giungevano in un punto, riparato da alto parapetto, proprio al di sopra, all’altezza di circa 20 metri, dei due motoscafi e di numerosi galleggianti in gran parte carichi di derrate alimentari e di combustibili.
Il Comando diede le opportune disposizioni per tentare di circoscrivere il fuoco e salvaguardare i galleggianti (chiatte) ancorate proprio a fianco dei motoscafi.
All’uopo furono armate le pompe e gli altri mezzi a disposizione del Corpo.
Il Brigadiere Bonifazi Fortunato era salito sul parapetto del muro prospicente la darsena, e tenendosi carponi attendeva a gettare acqua sui galleggianti, che per effetto del continuo lancio di materie infiammate minacciavano di incendiarsi.
Trascorso breve tempo, dai due motoscafi incominciavano ad udirsi detonazioni, dapprima lievi e poi man mano più forti, il che dimostra l’accensione delle munizioni in essi contenute. Il Comando, allo scopo di evitare sinistri e prevedendo che le esplosioni avrebbero aumentato di intensità, invitò più volte il Brigadiere Bonifazi a togliersi dalla posizione in cui trovavasi, che per quanto sufficientemente sicura, presentava qualche probabilità di pericolo, ed a ricoverarsi in luogo più riparato, sospendendo l’opera d’isolamento alla quale si era accinto salvo riprenderla appena possibile.Il Bonifazi spinto dal sentimento altissimo del suo dovere e dall’impulso dimostrato in tante altre circostanze in cui diede non dubbie prove di sprezzo del pericolo, volle rimanere fermo a quel posto, rispondendo continuamente con le testuali parole: “Permetta Comandante che compia intero il mio dovere”.
Poco dopo una scheggia di proiettile colpiva alla gola l’eroico Brigadiere togliendogli miseramente la vita, appena giunto nel Civico Ospedale.
Si fa risultare quanto sopra a perenne ricordo del Brigadiere BONIFAZI FORTUNATO, che nell’adempimento del suo dovere, spinto fino al sacrificio, lasciava la vita dando nobile esempio di se stesso. Ogni parola che si aggiungesse, diminuirebbe l’alta portata di questo supremo sacrificio, di tanta abnegazione, di così elevato sentimento del dovere.
Una parte della Caserma fu ridotta a camera ardente e la popolazione commossa ed ammirata, per due giorni continui si recò a deporre fiori sulla salma compianta. Il R.° Commissario invitò con apposito manifesto, la popolazione tutta a rendere l’estremo omaggio all’eroico Pompiere. Mai trasporto funebre fu più solenne e più commovente. Autorità, rappresentanze di Corpi Armati e l’intera popolazione seguirono mestamente il feretro. Parlò il R.° Commissario sulla vita privata esemplare e sullo stato di servizio del prode Bonifazi concludendo:
“Esempio incomparabile di coraggio e di abnegazione, il suo nome rimarrà scolpito nel cuore dei cittadini tutti e dei commilitoni che in lui apprezzarono le doti e le virtù di cittadino e di milite di questo benemerito Corpo di Vigili. Valga questa manifestazione di numeroso popolo a lenire l’immenso dolore, che il sacrificio di questa giovane vita ha procurato alla desolata famiglia.
Parlò anche l’Ufficiale Onorario Guglielmotti per porgere a nome dei superiori e dei compagni l’estremo saluto al primo martire del dovere di questa nostra Istituzione.
La salma fu sepolta nel colombaio dei vigili.
Con decreto Luogotenenziale 17 novembre 1918, fu conferita alla sua memoria la Medaglia d’Oro al valor civile e fu inviata al Comune l’insegna, assieme al brevetto dell’altissima sovrana concessione.
Per circostanze diverse, non prima di oggi, in cui si festeggia il cinquantenario dei vigili di Civitavecchia, si potè consegnare alla famiglia Bonifazi la medaglia d’oro ma oggi il Corpo adempie, al suo dovere eseguendo l’incarico colla maggiore solennità e oggi stesso viene scoperta una lapide scolpita nel marmo affissa nelle mura della caserma, colla seguente epigrafe:

IN MEMORIA DI FORTUNATO BONIFAZI
BRIGADIERE DEI VIGILI DECORATO DI MEDAGLIA D’ORO, AL VALORE CIVILE
PER CARITÀ DEL NATIO LOCO SE STESSO SU GLI SPALTI DEL LAZZARETTO OFFRI’ IN OLOCAUSTO
III GIUGNO MCMXVIII
ESEMPIO E MONITO CHE LA VITA NON A NOI MA A GLI ALTRI E’ DOVUTA,
PER IL BENE DI TUTTI.

 

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Soccorso Estremo – 1959

SOCCORSO ESTREMO

 

 

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Roma 23 aprile 1959, piazzale degli Eroi.

In un grande caseggiato al 4° piano, viveva la protagonista del fatto che per discrezione nomineremo con le sole le sue iniziali, G.P., allora trentatreenne e residente in quell’appartamento con il padre.

G.P. già da tempo soffriva di esaurimento nervoso tanto da dover essere curata in una clinica, al suo ritorno era apparentemente guarita, tuttavia bastò un sol litigio con il padre a far tornare quei malori avuti prima del ricovero in ospedale.

Il portiere del palazzo avvisato da inquilini sorprese la giovane donna sul terrazzo, tra l’altro pericolante, e dovette sudar sette camice per avvicinarla e riportarla giù, giunta sulla porta di casa si chiuse dentro e barricò la porta. Subito dopo si cominciarono a sentire dei forti rumori, vetri che si infrangevano, mobili che cadevano, tutto che si rompeva, la donna era in grave pericolo e minacciava il peggio. Nel frattempo i Vigili del Fuoco arrivarono prontamente sul posto celermente avvisati, alcuni si recarono subito sul pianerottolo delle scale nell’intento di sfondare la porta, un altro coraggioso vigile si calava esternamente dal piano superiore, pian piano per sorprendere la giovane ed immobilizzarla.

G.P. si accorse che la stavano chiudendo, senza pensarci troppo spalancò una finestra e si gettò a capofitto nel vuoto, altri vigili rimasti in strada sotto le finestre erano pronti con il telo rotondo ed un altro indirizzava un idrante sulle finestre come per tenerle chiuse dal muro d’acqua.

Fu una sorpresa per tutti, vedere la giovane spuntare all’improvviso, ma con riflessi sempre pronti il vigile con l’idrante indirizzò il getto d’acqua sotto di lei cercando di ammortizzarne la caduta e la prontezza dei ragazzi con il telo riuscì a scongiurare una tragedia quasi certa. Un impresa non facile, calcolando anche i mezzi e le attrezzature che si avevano a disposizione allora (rispetto a quelle di oggi!) ma come sempre l’estro del “Pompiere” venne premiato ed anche quella volta il premio fu quello di aver salvato una vita con un getto d’acqua. 

(tratto da un quotidiano del periodo)

 

La squadra che effettuò l’intervento

 

 

 

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San Lorenzo – il bombardamento del 19 luglio 1943

ROMA, 19 LUGLIO 1943: LA MORTE SCENDE DAL CIELO

 

di Alessandro Fiorillo

Sei giorni prima della caduta del fascismo, alle ore 11.08, dal cielo di Roma inizia a cadere l’inferno. I quartieri più colpiti saranno quelli di San Lorenzo e del Prenestino Labicano, oltre alla città universitaria, la stazione Termini, l’aeroporto Littorio e altre zone di Roma. Ai cosiddetti obiettivi sensibili si aggiunsero le case, i palazzi, le scuole, le chiese. Un giorno terrificante, caratterizzato da diverse incursioni, che si ripeterono nei giorni e nei mesi successivi.

I NUMERI DELL’INCURSIONE:

Dalle basi dell’Africa settentrionale, la mattina del 19 luglio 1943 si levarono in volo ben 662 bombardieri statunitensi, scortati da 268 caccia. Gli aerei volavano a ventimila piedi di quota, per evitare il fuoco nemico della contraerea italiana. Nel corso del bombardamento persero un solo velivolo, abbattuto nei pressi di Pratica di Mare. Un tentativo di contrasto dell’azione aerea alleata fu tentato da 38 caccia italiani, 3 dei quali furono abbattuti. In poco più di due ore d’incursione vennero sganciate circa 4000 bombe, per un totale di 1060 tonnellate di esplosivo.

LA CRONACA DELLA GIORNATA:

L’attacco aereo si sviluppò in sei ondate successive e colpì soprattutto gli scali ferroviari Littorio e San Lorenzo, e gli aeroporti Littorio e Ciampino. Gli obiettivi principali erano quelli che oggi diremmo “sensibili”, quali appunto le strutture ferroviarie ed aeroportuali necessarie per lo spostamento di truppe, merci e rifornimenti. Chiaramente si puntava a mettere in ginocchio le già provate strutture produttive e le reti di comunicazione del paese. Ma come ben sappiamo a fare le spese più tragiche dell’incursione aerea alleata saranno soprattutto gli abitanti del popolare quartiere di San Lorenzo, e quelli del quartiere Prenestino. Gli ordigni caddero su via dei Volsci, via dei Sabelli, via dei Sardi, via dei Marrucini, via dei Vestini, via degli Enotri, via degli Equi, piazzale Prenestino, via di Villa Serventi, via Casilina, e la lista è ancora molto lunga. I cortili, le loggette, i ballatoi e i luoghi di svago e socializzazione vengono sventrati dal fuoco distruttore delle bombe. In via dei Marsi venne colpita la “Casa dell’infanzia” di Maria Montessori. A via dei Latini due palazzi vennero completamente distrutti. In via dei Marrucini una bomba penetrò sino alla cantina dove si erano rifugiate diverse persone, in maggioranza donne e bambini. Ne morirono 97. I vigili del fuoco impiegarono sei giorni per tirare fuori i cadaveri. Anche l’orfanotrofio di via dei Sabelli venne colpito, e dopo trentasei ore di duro lavoro i vigili del fuoco estrarranno i cadaveri di 78 bambini e 6 suore. Il pastificio Pantanella, vicino a Porta Maggiore, bruciò per tre giorni prima che i vigili riuscirono a domarne completamente le fiamme. Lo stesso cimitero del Verano subì grandi devastazioni, con le tombe divelte e le salme dei defunti che si mescolarono ai cadaveri della gente, sorpresa dai bombardamenti, mentre si trovava al cimitero per pregare sui sepolcri dei loro cari. La Basilica patriarcale di San Lorenzo, una delle sette basiliche della tradizione giubilare, subì gravissimi danni. La lista dei danni è ancora lunghissima, come quella delle vittime, stimate in almeno 3000 persone che persero la vita in quel tragico giorno. Ma non si è mai riusciti a stimare con precisione il numero complessivo delle vittime, i resti di alcune delle quali non sono mai stati ritrovati. Nell’ambito dei tragici avvenimenti di quel giorno riporto queste brevi riflessioni del figlio di un sopravvissuto al bombardamento, il sig. Maurizio Fedele, residente al quartiere Prenestino-Labicano:

"Mio padre – che è un genitore modello e (ci tengo a dire) ha voluto per me un’educazione cristiana (…) ha perso la fede in Dio per una tragedia di guerra: il bombardamento della Chiesa di S. Elena a Ponte Casilino, dove nel ’43 morirono centinaia di fedeli lì riuniti in preghiera."

Un ulteriore carico di orrore emerge dalle parole del sig. Franco Ergasti, altro sopravvissuto dei bombardamenti, sepolto dalle macerie e salvato da un soccorritore:

Non lo hanno mai voluto raccontare, ma quei piloti si divertivano a sparare sui bambini e sui civili che scappavano. Sulla linea dritta della Tiburtina si abbassavano e sparavano. Andate a vedere sugli alberi di piazzale del Verano, quelli più vecchi. Ci sono ancora i fori dei proiettili”.

Non serve aggiungere altro, bastano queste testimonianze per ricordarci ancora che le guerre riescono a tirar fuori soltanto il peggio dall’animo umano, in evidente contrasto con quelle istanze di solidarietà e altruismo che quel giorno videro protagonisti, ancora una volta, i vigili del fuoco.

Nel corso dei lavori e della sistemazione dei locali che oggi ospitano il Museo storico dei vigili del fuoco di Roma, è stata ritrovata, abbandonata e dimenticata (1), una lista originale scritta con calligrafia chiara e precisa da un vigile del fuoco di quegli anni, probabilmente nell’atto di riordinare le sequenze relative al numero e ai dati degli interventi effettuati in quel giorno. Una lista molto lunga, a testimonianza della tragicità degli eventi e all’eccezionale quantità di lavoro che dovettero affrontare e fronteggiare i vigili del fuoco.

Nella lista vengono citati gli indirizzi nei quali si è intervenuti, con le rispettive autovetture e squadre giunte sul posto. Vediamo ad esempio che il Carro crollo della Centrale venne inviato in un non meglio precisato Stabilimento ausiliario di via Principe Amedeo. Alla stazione Portonaccio giunse la terza partenza Centrale, la terza partenza Salaria e un l’autobotte tuscolana (probabilmente erano attivi dei presidi mobili sparsi per la città, in considerazione del periodo particolarmente critico a causa dell’evento bellico in corso). Alla città universitaria venne inviata la prima partenza Trionfale e all’Aereoporto Littorio una non meglio specificata seconda partenza, un autobotte Salaria e 2 autobotti Governatorato. Un Isotta Fraschini venne inviata in via di Tor Pignattara, e in via Prenestina giunse un “1100 trasporto acqua potabile”. La lista continua, molto lunga e molto interessante. Le squadre dei castelli fronteggiarono la situazione all’aeroporto di Ciampino, dove giunsero la prima partenza Marino e la prima partenza Albano. Alla Scuola Cavalleria di Tor di Quinto giunse l’ “Autopompa 626 Trionfale”. Venne colpito anche il “Centro Chimico Militare”, probabilmente all’interno della città universitaria, dove fu inviata la seconda celere Centrale. A Largo dei Volsci giunse anche un “Unità Rieti” più altri “uomini” delle unità di Frosinone e Viterbo. Il “Carro crollo” con 50 uomini della “Caserma Collazia” fu impegnato nel quadrilatero compreso tra Via dei Marrucini, via degli Equi, via dei Latini e Piazzale Prenestino.

La lista continua ancora, e sicuramente ci sono altri spunti interessanti da approfondire. Questo vero e proprio documento inedito è tornato alla luce negli ex sotterranei del distaccamento di Ostiense, oggi sede del Museo storico, a ricordarci l’orrore di una delle più funeste giornate della storia di Roma, in uno dei più difficili momenti dove i vigili del fuoco della città sono stati mobilitati al completo, per fronteggiare, come era già accaduto ai colleghi di Milano, Torino e diverse altre città d’Italia, le terribili conseguenze di un violento e distruttivo bombardamento. Un ultimo dato interessante che emerge dalla lista, è l’informazione riportata sulla stessa secondo la quale alle 23.34 vi fu un altro allarme e nuovi bombardamenti che causarono altri crolli, incendi e l’invio delle squadre dei pompieri.

NOTE:

(1) Il recupero di questa lista originale degli interventi effettuati il 19 luglio 1943, lo dobbiamo alla sensibilità di Claudio Gioacchini, che anni fa la ritrovò, la salvò dall’oblio, e la donò al Museo Storico dove oggi è conservata.

INTERVENTI DI SOCCORSO PER L’INCURSIONE DEL 19 LUGLIO 1943

1

STABILIMENTO AUSILIARIO VIA PRINCIPE AMEDEO

CARRO CROLLI-CENTRALE

2

VILLA SERVENTI

1° ORDINARIA –TUSCOLANA

3

VIA MONTEBELLO

1° CELERE –CENTRALE

4

PIAZZA SANTA CROCE

1° PARTENZA –LATINA

1° CELERE – LATINA

5

CORSO VITTORIO   PALAZZO BRASCHI

2° CELERE –TESTACCIO

6

STAZIONE TERMINI

2° ORDINARIA –CENTRALE

7

VIA ETTORE GIOVENALE

2° PARTENZA –TUSCOLANA

1 AUTOBOT. GOVERNATORATO

8

CITTA’ UNIVERSITARIA (ISTITUTO CHIMICA)

1° PARTENZA –NOMENTANA

9

STAZIONE  PORTONACCIO

3° PARTENZA –SALARIA

3° PARTENZA –CENTRALE

AUTOBOTTE –TUSCOLANA

10

STAZIONE  TERMINI

UOMINI 2° PARTENZA ORDINARIA –CENTRALE

11

VIA  DEI MARRUCINI

VIA DEGLI EQUI

VIA DEI LATINI

PIAZZALE PRENESTINO

N° 2 ALFA 500 –COLLAZIA

CARRO CROLLI 50 UOMINI

CASERMA COLLAZIA

15

STAZIONE PORTONACCIO  (deposito locomotive)

2° ORDINARIA –LATINA

16

STAZIONE  TERMINI

1° CELERE –CENTRALE

AUTOBOTTE –CENTRALE

17

CITTA’ UNIVERSITARIA  (SCALO S. LORENZO)

1° PARTENZA  -TRIONFALE

18

VIA A.  GRANDI

CARRO CROLLI-SALARIO

19

ARCO DI SANTA BIBIANA

MACCHINA 666 –CENTRALE

AUTOBOTTE –CENTRALE

20

AEROPORTO  LITTORIO

2° PARTENZA –SALARIA

AUTOBOTTE  -SALARIA

2 AUTOB. GOVERNATORATO

21

VIALE MANZONI      FIAT

1° CELERE –CENTRALE

2° CELERE –CENTRALE

22

VIA  ROMANELLO DA FORLI’

MEDIOLANUM

2 AUTOB. GOVERNATORATO

23

MOLINO  PANTANELLA

635 –CENTRALE

3° PARTENZA –CENTRALE

6 AUTOB. GOVERNATORATO

24

VIALE  PRINCIPE  PIEMONTE

ALFA 1201 –CENTRALE

50 UOMINI DEL GENOVA CAVALLERIA

25

TOR  PIGNATTARA

ISOTTA FRASCHINI –A. DORIA

26

MOLINO  PANTANELLA

AUTOSCALA-CENTRALE

AUTOBOTTE-CENTRALE

2° CELERE –CENTRALE

27

OSPEDALE  N° 9  VIA VISCOSA

5° CELERE –CENTRALE

28

VIA  DEI SARDI  (deposito  birra)

1° PARTENZA –PRATI

29

SAN   LORENZO

38 R. SPA  -OSTIENSE

30

VIA  VAL MELAINA

2459  -NOMENTANA

31

CITTA’  UNIVERSITARIA

30.000 SPA –SALARIA

2 AUTOB. GOVERNATORATO

32

VIA  MONTECUCCOLI

621    -LATINA

33

STAZIONE   LITTORIO

ISOTTA FRASCHINI –A. DORIA

34

VIA DEI CAMPANI

AUTOAMBULANZA- CENTRALE

35

IDROSCALO  OSTIA

1° PARTENZA  -OSTIA

36

VIA  AUSONIA  (cinema   Palazzo)

1° CELERE  -SALARIA

1° PARTENZA –CENTRALE

37

VIA  FANFULLA DA LODI

1° PARTENZA –TUSCOLANA

38

VIA  ANTONIO  SCARPA

1° CELERE –OSTIENSE

2° CELERE –OSTIENSE

39

VIA  TIBURTINA

38  SPA  – TUSCOLANA

40

VIA  DEI  LATINI

AUTOSCALA –CENTRALE

41

VIA S. MARIA  MAGGIORE

1° CELERE –CENTRALE

42

VIA  CASILINA  ( VIA COSMO EGIZIANO )

ANSALDO  -COLLAZIA

43

VIA  SANTA  CROCE  (segheria)

CEIRANO  -LATINA

44

VIA  PRENESTINA

2° CELERE  -SALARIO

45

PIAZZA  SANTA  CROCE

AUTOCARRO

AUTOPOMPA

8° GENIO

46

PARCO  PRENESTINO

606 –LATINA

AUTOBOTTE  -CENTRALE

47

VIA  ROMANELLO DA  FORLI’

1° CELERE –CENTRALE

2° CELERE –CENTRALE

48

VIA FANFULLA DA LODI

VIA  PRENESTINA

N° 10 UOMINI CON N° 2

  30000 SPA-OSTIENSE

50

VIA PRENESTINA     VIA  FORTEBRACCIO

ANSALDO 2906-TRIONFALE

51

LARGO DEI VOLSCI

10 VIGILI DI RIETI CON 510 e 520

6 VIGILI DI FROSINONE

6 VIGILI DI VITERBO

52

PIAZZA  SANTA  CROCE

AUTOSCALA 30mt-CENTRALE

53

VIA  PRENESTINA

1100 trasporto acqua potabile

54

VIA  ETTORE  FIERAMOSCA

1° PARTENZA  -OSTIENSE

55

STAZIONE  CIAMPINO

1° PARTENZA  -MARINO

1° PARTENZA -ALBANO

56

VIA ACQUA  BULLICANTE

1° PARTENZA .-TRIONFALE

57

AEROPORTO  LITTORIO

38 R. S.P.A.

1 AUTOBOTTE

8° GENIO

58

VIA ASCOLI  PICENO

BIANCHI 2964  e

15 VIGILI  -CENTRALE

59

SCALO  SAN  LORENZO

ISOTTA FRASCHINI CON

12 VIGILI

60

AEROPORTO   LITTORIO

AUTOB. 30000 S.P.A. –OSTIENSE

38 R. S.P.A. DI AQUILA CON

7 VIGILI

62

VIA  CASILINA

ISOTTA FRASCHINI CON 15 VIGILI

63

VIA PRENESTINA

ISOTTA FRASCHIN CON 15 VIGILI

64

TOR  DI QUINTO  (Scuola  cavalleria)

AUTOPOMPA 626-TRIONFALE

65

CENTRO  CHIMICO  MILITARE

2° CELERE

66

STAZIONE  LITTORIO

1° PARTENZA- CENTRALE

8° PARTENZA – CENTRALE

68

VIA PONTELLI

IV° CELERE – CENTRALE

69

VIA  DEI  SABELLI

1° PARTENZA –CENTRALE

2° PARTENZA -CENTRALE

70

MOLINO  PANTANELLA  (vicinanze)

6 VIGILI CON 405  -CENTRALE

71

VIA CASILINA

POLISOCCORSO-CENTRALE

72

VIA  PRENESTINA (deposito ATAC)

30000S.P.A. –TRIONFALE

73

SCALO  SAN  LORENZO

30000 S.P.A. – TRIONFALE

74

VIA  DEI SABELLI

ATOPOMPA 635- OSTIENSE

75

VIA  DEI MARSI

MOTOPOMPA CON CAMIONCINO

CENTRALE

76

MOLINO  PANTANELLA

AUTOGRU’ PICCOLA

77

VIA  AQUILA

VIA  GRANDI

6 VIGILI D.G.S.A.

79

PORTA  MAGGIORE

6 VIGILI

80

VIA  DEI SABELLI

AUTOB. GOVERNATORATO

81

VIA CALTANISETTA

AUTOAMBULANZA -CENTRALE

82

VIA  PRENESTINA   (SNIA VISCOSA)

T  453  -TUSCOLANA

83

VIA DEI  SABELLI  ( fabbrica  birra)

T 2052. 300SPA –TRIONFALE

CARRO CROLLI2906-TRIONFALE

84

VIA  TIBURTINA

CARRO CROLLI-TRIONFALE

85

VIA  ROMANELLO DA FORLI’

T.453  -TUSCOLANA

86

VIA  DEI  RETI

ALFA 500  -OSTIENSE

87

STAZIONE  LITTORIO

T. 494   -SALARIO

CROLLI CON VITTIME:

Villa Serventi – Via Montebello – Città Universitaria – Via degli Equi – Via dei Latini – Via dei Sardi – Via dei Marzi – Via dei Volsci – Via dei Sabelli (Centro di Rieducazione Minorenni) – Via Aquila – Via Brancaleone – Via Pesaro – Via degli Aurunci – Via Macerata – Via Fortebraccio – Piazza F. Baldini – Via Perugia – Via Acqua Bullicante.

INCENDI:

Corso Vittorio Palazzo Braschi – Viale Manzoni (Soc. FIAT BIANCHI) – Ospedale n. 9 a Via Viscosa – Via Ausonia Cinema Palazzo – Via Antonio Scarpa – Tor di Quinto Scuola Cavalleria – Via Prenestina Deposito A.T.A.G. – Via dei Campani – Centro Chimico Militare.

I Vigili del Fuoco il 19 luglio 1943 hanno messo in salvo 477 feriti e recuperato 415 salme. 8 Vigili del Fuoco sono rimasti gravemente feriti durante le operazioni di soccorso. Uno di loro, Madocci Cairoli è deceduto il 7 agosto 1943 nell’ospedale del Littorio.

Cesare De Simone nel suo libro Venti angeli sopra Roma parla di 24 Vigili del Fuoco deceduti il 19 luglio 1943.

Testualmente: "Ne morirono 24 dei vigili del fuoco che operavano nelle zone  colpite dalla grande incursione del 19 luglio 1943, 12 rimasero schiacciati da crolli improvvisi di muri pericolanti, 4 non riemersero più dalle fessure create dalle bombe, 3 morirono asfissiati dalle fiamme dell’incendio del molino Pantanella, 4 furono uccisi da bombe a effetto ritardato, 1 cadde da un muro per salvare una donna bloccata."

Al momento non abbiamo trovato riscontri a queste informazioni riportate da Cesare De Simone, dalle nostre ricerche risulta un solo Vigile del Fuoco caduto (il già citato Cairoli Madocci, deceduto il 7 agosto del 1943 per le gravi ferite riportate il 19 luglio).

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Ettore De Magistris

ETTORE DE MAGISTRIS, UFFICIALE DEI VIGILI DI ROMA

di Alessandro Fiorillo

           V. Comandante De Magistris Ettore rid.                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                   L’Ingegner Ettore De Magistris era uno stimato e valoroso Ufficiale del Corpo Comunale dei Vigili di Roma, era anche assistente di Geometria analitica e proiettiva dell’Università romana, e Professore nel Regio Istituto Tecnico di Roma.

Alcune sue pubblicazioni tecniche, a contenuto pompieristico, ebbero una certa diffusione ai suoi tempi, è il caso di un trattato sulla Scala Romana che scrisse nel 1895 su specifica richiesta espressa da vari Corpi di Pompieri d’Italia, curiosi di approfondire le conoscenze relative a questo strumento di grande utilità usato soprattutto dai vigili romani. Il testo, oltre che introdurre con alcune note storiche lo strumento oggetto dello studio, era corredato da numerosi e precisi calcoli sulla stabilità della scala (con o senza rompitratta), tecniche di montaggio, ecc.

Un paragrafo era dedicato alle operazioni di salvataggio con la scala, ne riporto un breve passaggio: “Il salvataggio su scala romana è sommariamente utile e facile, oltre che richiede, ciò che essenziale, brevissimo tempo. Due uomini, per mezzo di essa scala si recano al piano dove trovansi le persone da salvare; un terzo si ferma sulla scala all’altezza della finestra tenendosi nella posizione indicata per discendere ossia col busto in fuori e con le mani ai cosciali; i primi gli adagiano sulle braccia una di quelle, la quale si assicurerà con le braccia al collo di chi deve trasportarla. Se invece colui che debbesi salvare non è in grado, o per paura si rifiuta di prendere tale posizione, lo si legherà e, legato, si assicurerà con una corda al corpo del trasportatore.”

Ettore De Magistris elaborò anche un prezioso manuale intitolato Corso di istruzione sulla scala romana, corredato da un ricco apparato fotografico. Una copia di questo testo è conservata presso l’Archivio Capitolino. Il nostro Ufficiale però, oltre a dedicarsi agli studi e alle pubblicazioni di carattere tecnico, era anche un appassionato di ricerca storica, difatti fu sua una delle prime pubblicazioni sulla Militia Vigilum della Roma imperiale. Questa sua pubblicazione fu molto apprezzata all’epoca, sia negli ambienti pompieristici che in quelli puramente intellettuali, tanto che questo suo libro venne anche tradotto in varie lingue.

Ettore De Magistris, colpito improvvisamente da quello che fu probabilmente un forte stato depressivo, dopo due anni di sofferenze psicologiche morì purtroppo suicida, a soli 45 anni, nel febbraio del 1912. Descritto dalle persone e dai colleghi che lo conobbero come persona “di carattere giocondo e sereno, affabilissimo nel tratto“, divenne taciturno e cupo nei due anni che precedettero la sua tragica fine.

Per il Corpo dei Pompieri di Roma si trattò di una grave perdita, sia sotto il profilo operativo che intellettuale.

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Il disastro della Minerva film

 

IL DISASTRO DELLA MINERVA FILM

Da il Messaggero del 16 maggio 1947

Le vittime finora accertate ammontano a 25

Durante la giornata di ieri piccoli focolai di incendio si sono ancora manifestati nel tragico baratro in cui è sprofondata la “ Minerva film” dopo le esplosioni di mercoledì. Il più recente di questi focolai è divampato alle ore 1.30 di questa notte ma è stato subito domato. Alle 4 di ieri mattina i vigili del fuoco hanno estratto dalle macerie un cadavere irriconoscibile. I morti salivano così da 23 a 24. Alle ore 1.15 di questa notte sono stati rinvenuti altri resti umani completamente carbonizzati che non si è potuto stabilire se appartengono o meno a cadaveri già estratti. Si crede però possa trattarsi di una venticinquesima vittima. Vicino alle misere spoglie è stato rinvenuto il lembo di un abito da donna di tela blu. Di questi 25 cadaveri, 20 sono stati identificati. Dei 5 di cui ancora non si conosce l’identità, 2 sono certamente donne. Un cadavere potrà essere riconosciuto poiché presenta delle capsule d’oro sulla dentatura .L’altro, di più difficile riconoscimento, null’altro lascia all’attenzione di coloro che provano ad identificarlo che una cerniera di metallo, che potrebbe essere appartenuta a giarrettiere femminili come a un paio di bretelle maschili. Degli altri 3 cadaveri rimane così poco, che l’identificazione appare impossibile. Da questo momento, se altri cadaveri verranno trovati fra le macerie di essi non si recupereranno che le nude ossa. La polizia ha esaurito il suo difficile compito nella nottata e nella mattinata di ieri. Dopo 20 ore di ininterrotti confronti presieduti dal Dott. Macrì e dal commissario Cavallaro del commissariato Viminale, si è giunti alfine a ricostruire il disastro nelle sue cause. La polizia era rimasta impressionata dalla strana constatazione che nella sciagura gli unici a salvarsi, senza eccezioni, erano stati gli addetti al magazzino della “ Minerva film”. E’ noto che nella notte erano già stati fermati il dott. Castelli della società e alcuni dipendenti. Il direttore generale e consocio del proprietario della “ Minerva film” Mosco, signor Poitios era stato a sua volta invitato dalla polizia e dopo un primo interrogatorio avvenuto alle 3 di ieri notte, tanto il Mosco che il Poitios erano stati rilasciati. Sennonché, volendo ieri il Procuratore della Repubblica, ascoltare le loro dichiarazioni, ne ordinava la loro comparazione, ma né dell’uno né dell’altro si avevano più notizie.

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La Causa dell’incendio

Frattanto il dott. Macrì e il dott. Cavallaro con l’aiuto dei carabinieri avevano fermato 14 persone delle quali 10 rimanevano in stato di fermo.
Costoro appartenevano in gran parte al magazzino, altri erano addetti agli altri servizi .I fermati confessavano che quel pomeriggio si stavano trattenendo nel magazzino per fare una merenda verso le ore 18. Ad un tratto il Sallustio, dovendo portare delle pellicole a un’altra casa cinematografica pensava di unire ai rotoli anche un sacco di segatura. Nel prendere un sacco per immettervi la segatura ne sceglieva uno nel quale erano depositati dei residui di pellicola. L’operazione avveniva mentre il Sallustio stava fumando. Nell’alzare il sacco, la sigaretta cadde dalla bocca dell’operaio andando a finire fra le pellicole. Il Sallustio si chinava a raccogliere il mozzicone e lo ritrovava spento. Ma nell’istante stesso una vampata investiva il Sallustio. In preda al panico, costui si dava alla fuga, mentre un altro dei presenti il Cuccari afferrato un estintore tentava di dominare le fiamme. Ma gli altri in preda al terrore urlavano “Non c’è più niente da fare fuggiamo”. Fuggirono, infatti per la scaletta e uno di essi, il Puggini, avvertì del pericolo l’ufficio di distribuzione sito al primo piano. Coloro che erano nell’ufficio hanno pensato di dare l’allarme o hanno pensato solo a salvarsi? Questo è il punto sul quale si sta ancora indagando.

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Comunque il responsabile materiale del disastro, il vice magazziniere Vittorio Sallustio ha confessato la propria colpa. Ma già esistevano dei gravi precedenti, di cui bisogna dare sommaria notizia. Nello scorso dicembre il figlio di un dipendente della “ Minerva film” inviava una denunzia al Comando dei Vigili per rendere noto che nell’ufficio di via Palestro esisteva grande quantità di materiale infiammabile, che metteva a repentaglio la vita dei dipendenti. Fatta un’inchiesta si accertava la verità della denuncia, cosicché la polizia diffidava i dirigenti della società a tenere ancora nei locali il materiale stesso. Ma nulla veniva fatto anzi. È stato accertato che nel locale dove l’incendio si è manifestato ed anche in altri uffici esistevano latte di benzina a contatto con le pellicole. In una stanza parzialmente crollata fra le macerie, è stato rinvenuto un paio di mani, in un altro punto un piede dentro una scarpa, i resti pietosamente avvolti in lenzuola sono stati inviati all’obitorio.
Oltre a quello dei morti è aumentato anche il numero dei feriti, la sig.a OMISSIS insieme alla propria figlioletta che abitando in via Palestro 49 veniva travolta e calpestata dalla folla terrorizzata mentre si susseguivano le esplosioni. L’impiegata della “Minerva” sig. OMISSIS si feriva gettandosi dalla finestra del primo piano. Enrico Posentini nel coadiuvare i vigili del fuoco nell’opera di soccorso veniva travolto da due persone gettatasi dal secondo piano.

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I Pompieri di Roma al Concorso Internazionale di Torino del 1928

I POMPIERI DI ROMA AL CONCORSO INTERNAZIONALE DI TORINO DEL 1928

di Alessandro Fiorillo

Uno degli aspetti più interessanti della tradizione pompieristica del periodo comunale era rappresentato dai concorsi nazionali e internazionali, fondamentali per la diffusione delle nuove tecniche d’intervento e la condivisione delle ultime scoperte nel campo della tecnologia antincendio. Era un momento di confronto e di crescita per molti corpi di pompieri, durante il quale si stringevano contatti e rapporti di collaborazione utili, oltre che per l’aspetto formativo, anche per una progressiva standardizzazione del servizio sul territorio nazionale.

Famoso fu il Concorso Internazionale che si tenne a Torino, nei primi quattro giorni del settembre del 1928, per celebrare le feste centenarie di Emanuele Filiberto di Savoia e il decennale della vittoria nella Prima Guerra Mondiale. L’organizzazione fu curata dal Comandante dei Pompieri di Torino Ing. Viterbi, e il concorso rappresentò un evento di prim’ordine per la famiglia pompieristica italiana di quegli anni, sia perché fu occasione d’incontro per le rappresentanze di moltissimi Corpi di Pompieri d’Italia (compresi i Corpi di Palermo, Catania e Messina, ma anche molti Corpi di piccole città), sia per la presenza di Corpi esteri con i quali si poterono confrontare e conoscere nuove tecniche, attrezzature, tecnologie, ecc.

Alla manifestazione parteciparono circa 2000 pompieri, organizzati in non meno di 150 squadre e con la presenza di circa 300 autocarri. Per l’occasione venne costruito un vero e proprio villaggio in legno che servì per le manovre e le gare di spegnimento d’incendio, che resero l’evento particolarmente emozionante e formativo per le difficoltà reali e le simulazioni di salvataggio che dovettero affrontare i pompieri impegnati.

Ovviamente anche il Corpo dei Vigili di Roma partecipò al concorso, e una squadra di pompieri capitolini si recò a Torino portando con se un autopompa De Manresa da 1500 litri, un autocarro con due alzate di Scala Romana ed una FIAT 503 per i servizi del Comando. I pompieri romani affrontarono le prove del concorso il primo giorno della manifestazione, cioé nel pomeriggio del 1 settembre, subito dopo la prova sostenuta dai Pompieri di Milano che per l’occasione si cimentarono nell’opera di spegnimento dell’incendio di un fienile. Ai nostri toccò la prova di spegnimento dell’incendio della Casa del Fascio, con simulazione di salvataggio di una persona rimasta bloccata al secondo piano dello stabile. La seconda prova fu rappresentata dalle manovre di montaggio e smontaggio della Scala Romana, uno degli strumenti più tipici e spettacolari della tradizione pompieristica romana, e la manovra completa venne svolta in soli 12 minuti. E fu proprio la squadra dei Vigili di Roma a conseguire, in virtù del punteggio ottenuto, ben due premi del Concorso Internazionale di Torino, rappresentati dalla Grande Medaglia d’Oro offerta dal Duca di Genova per la manovra d’incendio e di salvataggio alla Casa del Fascio, e una Coppa d’argento offerta dal Comitato organizzatore del Concorso per la manovra della Scala Romana in briglia.

Il Comandante del Corpo di Roma, Ing. Giacomo Olivieri, venne nominato Membro onorario di due istituzioni pompieristiche: una portoghese ed una fra gli Ufficiali professionisti dei Pompieri inglesi.

Il personale del Corpo dei Vigili di Roma inviato al Concorso Internazionale di Torino del 1928 fu il seguente:

Comandante: Ing. Giacomo Olivieri

Vice Comandante: Ing. Ugolini

Capo Reparto Macchinista: Dottori

Capi Squadra: Ballerinie Bascheriniclip_image006[4]

Sotto Capo Squadra: Cenedella

Vigili: Benedetti, Filiberti, Flori e Ranieri

Bibliografia: Capitolium 1928, pag. 425, 426, 427. Archivio Storico Capitolino.

clip_image002[4]                                                                                               clip_image004[4]                                                                                                                              Manovra di spegnimento incendio della Casa del Fascio                                                                    Foto di gruppo di Ufficiali e pompieri partecipanti al Concorso                                                                                                                                                             Medaglia del pompiere romano Raimondo Ballerini

 

 

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i Gatti Neri

GATTI NERI VELOCISSIMI!

di Alessandro Fiorillo

Con l’appellativo "gatti neri" erano conosciute le Squadre Celeri, un corpo speciale dei Vigili del Fuoco negli anni 40. 23.3

Uno di loro Robero Donnini, (ci ha lasciato nel 2010 all’età di 96 anni), molto ci ha raccontato sull’organizzazione delle Squadre Celeri, sugli interventi, gli addestramenti a via Genova, sul fatto che erano "velocissimi" e in pochi secondi erano pronti sul mezzo ad uscire per l’intervento di soccorso. Il loro compito era quello di approntare l’intervento una volta giunti sul posto, arrivavano prima dell’autobotte, quindi preparavano tutto il necessario, tubazioni, manichette, lance e via iniziavano con l’opera di spegnimento dell’incendio.

Le Squadre Celeri furono piuttosto impegnate negli anni 40, soprattutto in occasione dei bombardamenti delle città italiane. A Roma, dove erano coordinate e dirette dall’Ufficiale Alberto Cosimini, intervennero incessantemente il 19 luglio 1943 durante il primo drammatico bombardamento della città (oltre1500 vittime accertate con stime che parlano di un totale di circa 3000 vittime presunte).

Recentemente, seguendo alcune testimonianze, siamo venuti a conoscenza del fatto che una di queste squadre celeri a Roma era in servizio all’interno del Vittoriano, il monumento meglio noto come Altare della Patria. Queste squadre di stanza nei sotterranei del Vittoriano erano a disposizione esclusiva del Capo del Governo, che spesso trascorreva le sue giornate nel vicino Palazzo Venezia.DSCI0004

Qualche giorno fa insieme al CR Claudio Gioacchini, siamo entrati nei sotterranei del Vittoriano. E abbiamo avuto conferma che, quasi 70 anni fa, lì sotto c’erano i vigili del fuoco, i "gatti neri" (tale nomignolo era dovuto al fatto che nella grande camerata di via Genova dove alloggiavano era dipinto un enorme gatto nero). Abbiamo trovato anche i nomi dei vigili, incisi sulle pareti (sono lì da quasi 70 anni, basta un infiltrazione d’acqua o un pò d’umidità per tirarli via…per fortuna abbiamo fatto in tempo a fotografarli, e a salvarli quindi dall’oblio). Quei sotterranei (il cui ingresso, come già detto, si trova sotto l’altare della Patria) venivano usati negli anni 40 anche come rifugio antiaereo, durante i bombardamenti. Sicuramente le postazioni dei Vigili del Fuoco e della Croce Rossa (abbiamo trovato nei sotterranei inequivocabili tracce anche della loro presenza) si trovavano lì anche per sfuggire alle potenziali distruzioni dei bombardamenti (per evitare quindi d’essere messi fuori servizio dagli stessi). Le gallerie che abbiamo esplorato sono soltanto una piccola porzione delle stesse, che si inerpicano nel sottosuolo di Roma e raggiungono anche posti relativamente distanti da Piazza Venezia (probabilmente passano anche sotto via del Corso e arrivano fino a Piazza del Popolo e forse oltre).

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Medaglie al V.C. conferite per l’intervento dell’8 giugno 1913 in via del Tritone

MEDAGLIE AL VALOR CIVILE CONFERITE A SEGUITO DEL SEGUENTE INTERVENTO:

8 GIUGNO 1913, CROLLO DELL’ALA DI UN PALAZZO IN VIA DEL TRITONE

MEDAGLIA D’ARGENTO

Ing. Cav. Uff. Fucci Giuseppe Comandante dei vigili, perché, nella notte dell’8 giugno 1913, essendo rovinata l’ala sinistra d’un vasto palazzo in via del Tritone, accorse a capo d’un drappello dei suoi militi, e con un servizio di pronto soccorso e di salvataggio efficace, trasse dalle macerie ben sedici persone seppellite.

Per lo stesso disastro:

Ing. Renato De Paolis, Sottocomandante

Ing. Giacomo Olivieri, Sottocomandante

Pillade Pinti, Maresciallo Testa Macario, Brigadiere Pio Recchi, Vice-Brigadiere Attilio Marcucci, Vice-Brigadiere Alfredo Romiti, Vice-Brigadiere Salvatore Moschetti, Vigile Giuseppe De Santis, Vigile Antonio Piras, Vigile Gioacchino Gaetani.

MEDAGLIA DI BRONZO

Per lo stesso disastro dell’8 giugno:

Ing. Carlo Giuliani, Vice-Comandante

Ing. Venuto Venuti, Sottocomandante

Attilio Olmeda, Vigile Enrico De Angelis, Vigile

NELLO STESSO ANNO, 1913, ATTESTATI DI BENEMERENZA SONO STATI CONFERITI A:

Roma,

Ing. Pasquale Sorbara, Sotto-Comandante

Alberto Albani, Vice-Brigadiere Giuseppe Montanelli, Caporale Mariano Caroli, Vigile Luigi Olivieri, Vigile Raniero Franzero.

Velletri,

Costantino Farina, Comandante

Cesare Caravà, Brigadiere Fernando De Angeli, Brigadiere Pietro Trenta.

Per una più precisa ricostruzione storica stiamo cercando informazioni, foto, materiale sui nominativi ed eventi citati in questa lista.

Se puoi aiutarci nelle nostre ricerche contattaci all’email: gruppostoricovvfroma@gmail.com

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Vincenzo Sebastiani

VINCENZO SEBASTIANI
“SOTTOCOMANDANTE DEI VIGILI DI ROMA”

di Alessandro Fiorillo

Questo articolo intende rievocare la figura del Sotto-Comandante dei Vigili di Roma Ing. Vincenzo Sebastiani, al quale è stata intitolata la caserma di Via Genova (Sede Centrale del Comando di Roma).
sebastiani 1Vincenzo Sebastiani nacque a Roma il 26 ottobre 1885. Fin da giovanissimo spiccò per le sue doti sportive, in particolare nel nuoto e nel ciclismo. Ma la sua passione più grande fu la montagna, fu infatti socio del Club Alpino Italiano e divenne uno dei primi alpinisti d’Italia e tra i fondatori della S.U.C.A.I. (Stazione Universitaria del Club Alpino Italiano) di Roma, e del “Gruppo Romano Sciatori” di cui fu eletto Vice Presidente. Stabilì una sede della società nella località abruzzese di Ovindoli, nei cui campi di neve si abbandonava alle escursioni con gli “ski” (nome con il quale, ancora nel 1917, erano chiamati gli sci). Questa sua passione per la montagna e il suo legame con il territorio abruzzese gli valsero, a seguito della tragica morte, l’intitolazione di un rifugio montano, ancora oggi esistente, tra il piano di Campo Felice (Aq) e le Montagne della Duchessa. Oltre che nello sport, spiccò negli studi accademici, conseguì infatti, presso la Regia Scuola d’Applicazione in Roma, la laurea di Ingegnere Civile. In seguito a un pubblico concorso, fu nominato “Sotto-Comandante dei Vigili”, nel cui corpo di Roma entrò nell’agosto del 1914, segnalandosi subito per la passione, l’intelligenza, il coraggio e l’alto senso del dovere. La sua opera venne particolarmente apprezzata durante le operazioni di soccorso dopo il tragico terremoto della Marsica (Abruzzo) del 15 gennaio 1915. Gli fu affidato il comando di una squadra di vigili romani, e con gli stessi si adoperò, instancabilmente, tra le macerie di Avezzano, compiendo anche personalmente difficoltosi e pericolosi salvataggi, grazie ai quali gli fu conferita la medaglia d’argento di benemerenza del Comune di Roma, quella d’argento di benemerenza assegnata dal Governo e la medaglia d’argento della Fondazione Carnegie. Richiamato alle armi col grado di Sottotenente di complemento del Genio, prima ancora dell’inizio della Grande Guerra, egli fu addetto ai Servizi Tecnici Aeronautici è più tardi fu inviato in zona di guerra con un parco Aerostatico. Successivamente, dopo la formazione delle sezioni dei Pompieri Militari, fu assegnato alla seconda armata, e gli fu affidato, dopo la presa di Gorizia, il comando della numerosa squadra dei “Pompieri Militari in Gorizia Italiana” (molti dei quali provenienti dal Corpo dei Vigili di Roma), comando che esercitò dal 14 agosto 1916 al 20 agosto 1917. Il 19 agosto 1917, mentre dirigeva un servizio di spegnimento sotto il tiro nemico, restò gravemente ferito, e morì il giorno dopo. Fu decorato con medaglia d’argento al valore, con la seguente motivazione: “Restava gravemente ferito mentre con abituale coraggio dirigeva le operazioni di estinzione di un incendio sul quale insisteva ancora il tiro di artiglieria avversario. Appena superata gravissima operazione, con esemplare serenità, si dichiarava contento di aver compiuto il proprio dovere”.
 Il Comandante del Corpo dei Vigili di Roma, ing. Giacomo Olivieri, dava comunicazione della tragica morte del Tenente Sebastiani attraverso un ordine del giorno, di cui ripropongo alcuni significativi passi: “23 agosto 1917. Con animo costernato partecipo al Corpo la morte eroica del Sotto-Comandante Ing. Vincenzo Sebastiani, avvenuta il 20 corr. Per granata nemica, mentre guidava con l’usato ardire i Pompieri Militari allo spegnimento di incendi nella città di Gorizia. I nostri Vigili che con lui divisero da oltre un anno i pericoli dell’ardua missione, che ne raccolsero il corpo infranto, e che sul letto di morte lo videro fregiato della medaglia d’argento al valore, ci diranno come di questa missione Egli fosse compreso e come sopra ogni altro sentimento avesse sacra la religione della Patria e del dovere. La memoria di lui ci sarà di sprone nei diuturni cimenti e formerà l’orgoglio della nostra famiglia, su cui risplenderà sempre di fulgida luce la bella e generosa figura del giovane Ufficiale, che per virtù di animo e di mente seppe conquistare il nostro affetto e la nostra stima, che consacreremo con un ricordo tangibile qui in mezzo a noi. Ing. Olivieri”. La morte del Tenente Ing. Vincenzo Sebastiani, che nell’ambito dei Corpi dei Pompieri di tutta Italia aveva saputo guadagnarsi l’ammirazione e il rispetto per il coraggio e la competenza, suscitò viva commozione. Ancora sul Bollettino Ufficiale della Federazione Tecnica Italiana Corpi Pompieri del 1922, viene pubblicata una lunga e commovente narrazione (ripresa dal periodico Coraggio e Previdenza del 1 dicembre 1922) che descrive il trasporto della salma di Vincenzo Sebastiani dal cimitero di Cormons a Roma. Vi si può leggere anche il discorso pronunciato in quell’occasione dal Comandante dei Pompieri di Gorizia, Ing. Riccardo Del Neri. Riporto brevemente alcuni passaggi della narrazione:
(…) La gloriosa salma partita da Gorizia giunse a Roma, domenica 11 dicembre s. a. , fu provveduto al suo trasferimento dalla stazione di Termini alla Chiesa della Madonna degli Angeli. La cerimonia riuscì quanto mai imponente ed il concorso degli amici, dei colleghi e dei soci del Club Alpino fu veramente straordinario. Tutti i pompieri di Roma, liberi dal servizio, seguirono volontariamente la salma (…). E’ stato già comunicato che il Municipio di Gorizia provvederà a murare a sue spese nella Caserma Pompieri una lapide in memoria dell’eroico ufficiale, che altrettanto farà il Corpo dei Pompieri di Roma e che il Club Alpino intitolerà al Suo Nome il rifugio sul Velino”.
Verrà anche creata, grazie soprattutto all’attivismo dell’Ing. Silvestro Dragotti del Comando di Napoli, una “Fondazione Vincenzo Sebastiani” il cui Capitale sarà poi impiegato per sussidiare pompieri infortunati o famiglie di essi.
Nel 1923, a cura del Reggio Commissario del Comune di Roma, verrà scoperta, nella caserma dei Pompieri di Roma di via Genova, una lapide a ricordo perenne del Sotto-Comandante Vincenzo Sebastiani (visibile ancora oggi), a cui verrà pure intitolata la caserma.