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Pietro Jonni 1848-1902

PIETRO JONNI

Il Capitano

Jonni 2bChiunque fosse passato per la caserma dei Vigili del Fuoco in via Genova, attraversando l’autorimessa e guardando il muro a mezza altezza dalla parte destra, avrà notato, incastonata, una targa in bronzo lunga circa un metro ed alta sessanta cm.. Si tratta di un bassorilievo che ricorda Pietro Jonni, sulla lastra bronzea appare la sua figura e la raffigurazione del principio d’incendio sviluppatosi nei magazzini dell’Unione Militare in via Cavour presso cui egli accorse poche ore prima della sua morte.
Nel centro della lapide in suo ricordo si legge – a Pietro Jonni Onore del Corpo dei Vigili 1848 – 1902, datata in piccolo 21 aprile 1904, riferimento al ricorrente Natale di Roma e della sua inaugurazione.
Chi di noi pompieri almeno una volta non è passato di lì? 
Sicuramente molti non ci avranno nemmeno fatto caso, oppure si saranno detti? chi era stò Pietro Jonni?
In questo articolo cercheremo di redarre una sua breve biografia. Una storia per noi importantissima poichè lo stendere delle pagine sull’onorato concittadino è un vero piacere ed altrettanto presentarlo a chi non lo conosce.
Egli nacque in piena estate, il 26 luglio 1831, da Raffaele e Rosa Ferrari, genitori modello che vivevano nell’onestà e nel rispetto di chiunque li conoscesse.
Pietro rimase orfano del padre all’età di 29 anni e si trovò nella difficile posizione di dover provvedere a se stesso ed alla famiglia. Durante l’età scolastica fece tesoro dello studio e di materie artistiche successivamente si applicò nell’arte muraria nell’intento di proseguire le orme del genitore defunto.
Il lavoro non gli mancava di certo ma la sua dedizione allo studio del disegno lo portava a frequentare le scuole serali con tanta passione che il prof. Stramazzi vantava molto di avere un giovane dalle più accese speranze.
Ben presto, visto i rapidissimi progressi, acquistò un’importante reputazione ed appoggiandosi al suo talento artistico indirizzò le sue attenzioni alla costruzione di fabbriche.
Nel 1847 venne ammesso al Corpo dei Vigili come soprannumero, con ripetuti solleciti passò in qualità di effettivo, nel 1866 gli venne concessa la promozione con il grado di caporale, accompagnata dal conferimento della medaglia al valor civile per l’opera di prontezza e sacrificio di se stesso nel luttuoso crollo di un appartamento di via del Babbuino.
Già dal 1847 venne seguito dall’oscuro occhio della polizia papalina per il suo ardente amor di patria e si distinse tra i più valorosi patrioti romani durante la difesa di Roma del 1849.
Le guardie non tardarono a trarlo in arresto, rimase in carcere per circa due mesi, quindi venne rilasciato per insufficienza di prove. Nonostante l’esito del processo che lo scagionava persecuzioni e molestie d’ogni genere proseguirono in modo costante, divenne addirittura uno stretto sorvegliato politico e questo lo costringeva a ritirarsi in casa prima del buio, la libertà con maggiori movimenti gli veniva data solo quando doveva prestar soccorso nei più gravi casi d’incendio. Per porre fine a tali ed assidui contrasti con lo stato Pontificio, nel 1868, lasciò con rammarico la beneamata città per esiliarsi a Firenze e qui continuò l’azione patriottica sjonni pietroenza tralasciare l’arte del suo mestiere che gli consentiva un buon sostentamento. Raggiunse un’eccellente reputazione ed il suo lavoro venne particolarmente apprezzato.
Intanto in Italia si verificarono grandi cambiamenti ed il 20 settembre 1870 si compiva il più glorioso degli avvenimenti che si sia registrato nei secoli.
Finalmente nella città eterna si respirava l’aria della libertà e Roma divenne Capitale d’Italia.
Il nostro valoroso pompiere con la gioia nell’anima e l’ansia nel cuore corse vero la sua amata Roma e fece immediato ritorno nella città eterna.
Raggiunto il quartiere dei Vigili venne promosso al grado di Sottotenente, riallacciò i rapporti di lavoro con i vecchi clienti, ed essendo sempre stato un cittadino amato, stimato e considerato un artista non gli mancò il lavoro con cui garantirsi una vita dignitosa.
Quale Ufficiale del Corpo dei vigili, in breve tempo si meritò un’altra promozione e nel 1871 fu nominato Tenente. Nel 1872 Luogotenente e nel 1873 ebbe la nomina a Capitano con mansioni di Comandante della seconda compagnia.
Diventò l’idolo del Corpo dei Vigili, aver condotto al salvataggio di una donna mentre stava per essere avvolta dalle fiamme di un violento incendio, fu uno splendido esempio delle sue elevate virtù. Tanto che nel febbraio 1876 la città di Roma gli decretò un’altra medaglia al valor civile.
Jonni operò con l’arte della decorazione e nei solenni funerali del Pantheon per il Re d’Italia Vittorio Emanuele II e gli venne meritatamente conferita la decorazione di Cavaliere della Corona d’Italia.
Sposato già dal 1858 con la gentildonna Adelaide Dominicis, di onorata famiglia romana, fu padre di tre figli Oreste, Giuseppina e Clotilde.
In mezzo secolo di carriera il Cav. Jonni si trovò più volte esposto a seri pericoli e non sempre gli riuscì di rimanere illeso. Una ferita alla testa, per la caduta di un trave, ed un’altra al piede destro, che ricordava con orgoglio, dimostravano che era sempre presente dove più urgeva il soccorso.
Ci piace ricordarlo come esempio per tutti i “Pompieri” e come cittadino dall’alta educazione, umile ma nello stesso tempo forte e sicuro, lo straordinario dono di genio e del portentoso ingegno fecero di lui una persona stimata e piena d’onore.
Ma quando corse a prestare la sua opera all’incendio dell’Unione Militare, mentre dava le prime disposizioni per la manovre, cadde a terra per non rialzarsi più.
Cadde sulla breccia, come cade un soldato nella battaglia, come cade un eroe.
I vigili di Roma ricorderanno uniti il nome del Capitano Pietro Jonni.

 

 di Enrico Branchesi
  Claudio Gioacchini – Bibl. Acc. Americana