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Il servizio antincendi nell’antica Roma

IL SERVIZIO ANTINCENDI NELL’ANTICA ROMA: DAI TRESVIRI NOCTURNI AGLI AEDILES CURULES

di Alessandro Fiorillo

Spesso si parla della Militia Vigilum come del primo corpo organizzato di vigili del fuoco nella storia. Questo in realtà è vero solo in parte. Diciamo che il corpo organizzato da Augusto nella Roma del 6 d.C. è l’espressione della massima efficienza raggiunta, per il periodo, attraverso la riforma e gli “aggiustamenti” effettuati sugli istituti cittadini che già da tempo si occupavano di prevenzione ed estinzione degli incendi. Tralasciando il fatto che in realtà veri e propri addetti antincendi esistevano fin nell’antico Egitto, analizziamo in questa pagina come si arrivò all’istituzione della Militia Vigilum e quali erano le istituzioni che prima di questa si occupavano degli incendi a Roma e nelle principali città ad essa collegate.
Nelle Province erano i Collegia Faborum e Centonarii ad occuparsi dei servizi antincendi, corporazioni di mestiere istituite già nella Roma arcaica. Nella città di Roma, intorno al 289 a. C., erano invece attivi i tresviri nocturni o capitales, magistrati che garantivano la vigilanza antincendio e la tutela della pubblica sicurezza, che avevano alle loro dipendenze schiavi e servi pubblici addestrati allo spegnimento del fuoco. Conosciamo poco sul loro numero effettivo e sull’organizzazione della loro struttura, sappiamo soltanto che le loro caserme si trovavano nei pressi delle Mura Serviane. Nel 186 a.C. altri funzionari, i quinqueveri cis Tiberim o Cistiberes, addetti appositamente al servizio di sorveglianza contro gli incendi, vennero affiancati ai tresviri nocturni. Svolgevano il loro compito di prevenzione degli incendi vigilando per le strade della città.
Altra città che condivide con Roma il primato della difesa contro gli incendi, è Napoli. A Neapolis nel 289 a.C. vigilavano gli “Spegnitori”, schiavi addetti al servizio antincendi, la Familia Publica, un corpo di spegnitori in perlustrazione continua per la città, e la Familia Privata, costituita da popolani che si prestavano dietro compenso.
Bisognerà attendere la fine della Repubblica e l’avvento dell’Impero per assistere ad una radicale trasformazione del servizio antincendi. Ottaviano Augusto, nel 22 a.C., affidò l’organizzazione e la responsabilità del servizio antincendi agli Aediles Curules, magistrati posti a capo di un corpo costituito da 600 servi pubblici che avevano l’incarico specifico di spegnere gli incendi.
Gli Aediles Curules erano magistrati eletti in numero di due dai comizi tributi con diritto alla sella curulis (sedile pieghevole ornato d’avorio, simbolo del potere giudiziario), da cui questa denominazione per distinguerli dagli Aediles Plebis. Come questi ultimi, erano addetti anche alla sorveglianza sul commercio pubblico, compreso quello degli schiavi, all’approvvigionamento delle città, alla cura delle strade, degli edifici e dei luoghi pubblici, all’allestimento dei giochi pubblici.
In realtà, oltre a questo corpo pubblico di addetti antincendi, diversi cittadini privati organizzarono delle loro specifiche squadre di addetti antincendi, composti da schiavi. La loro presenza si giustificava con l’elevato numero di incendi che continuavano a minacciare la città e con l’insufficiente azione di contrasto effettuata dal corpo alle dipendenze degli Aediles. Spesso in caso d’incendi questi privati cittadini, in cerca per lo più di benemerenze e d’entrare nelle grazie dei funzionari pubblici, offrivano gli uomini delle loro squadre per operare gli interventi di spegnimento a fianco delle squadre guidate dagli Aediles.
In seguito Augusto, convinto della necessità di rafforzare il servizio antincendi, divise il Corpo in Compagnie o Brigate ripartite in quattordici Regioni urbane con a capo un prefetto da cui dipendevano dei vica magistri e appunto gli Aediles.
Attraverso questi vari passaggi si arrivò progressivamente all’organizzazione di una vera e propria milizia speciale alle dirette dipendenze dello Stato, il cui compito era quello d’individuare e formare un concentrato specializzato di uomini impegnato unicamente nella difesa dell’Urbe dagli incendi, la Militia Vigilum appunto, di cui abbiamo sommariamente già accennato in un altro
articolo.

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Olimpiadi di Roma – 1960

OLIMPIADI di ROMA 1960
Affermazione prestigiosa dei Vigili del Fuoco

 

di Enrico Branchesi

NINO BENVENUTI

Ai XVII Giochi Olimpici, svoltisi a Roma, partecipò anche il Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco con una nutrita squadra di atleti: cinque ginnasti, un pugile, due nuotatori e due pesisti.

Il pugile, era in servizio presso le Scuole Centrali Antincendi, gareggiava nella categoria dei pesi welter e riuscì ad imporsi guadagnando la medaglia d’oro. Si trattava del nostro carissimo Nino Benvenuti che sconfisse il sovietico Radonyak.
Benvenuti aveva già conquistato nel 1957 – 1959 il titolo di campione europeo, per la categoria welter pesante.

Paolo Galletti, il nuotatore, era un vigile del fuoco volontario nella città di Firenze e portò la maglia azzurra difendendo il primato italiano dei 400 metri stile libero.

Andrea Borgnis con Luciano De Genova scelsero la specialità atletica del sollevamento pesi. Borgnis, un milanese, della categoria massimi – leggeri, sollevò da terra, in sole tre prove, 407,5 Kg.
De Genova, iGiovanni Carminucci l biondo molto noto in atletica come una persona semplice e tenace, riuscì ad entrare in nazionale nonostante una brutta operazione al ginocchio sinistro.

Altra affermazione importante arrivò nella specialità della ginnastica artistica. I vigili che si impegnarono con la squadra che si cimentava in questa disciplina appartenevano ai comandi di Milano, Torino, Venezia, Genova e delle Scuole Centrali Antincendi di Roma.
La preparazione sportiva della ginnastica artistica richiese anni di lavoro per raggiungere una formidabile tecnica di allenamento.
Le gare di Roma furono le prime, dopo quelle di Los Angeles del 1932, in cui gli italiani, Neri e Guglielmetti, guadagnarono la medaglia d’oro sulle parallele e sul volteggio a cavallo. Nella competizione di Roma ’60 la medaglia d’argento venne conquistata da Giovanni Carminucci nelle parallele, il vigile rappresentò un’affermazione individuale di importantissimo rilievo.

Nella ginnastica a squadre i ginnasti del Corpo Nazionale portarono il loro contributo conquistando la medaglia di bronzo.
Le affermazioni in campo Olimpico della nostra Amministrazione furono merito di quei gruppi sportivi che seppero operare con diligenza e serietà favorendo proprio il Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco anche curando appassionatamente la formazione dei propri atleti.

Al riguardo non possiamo dimenticare il nome del professor Enrico Massocco, Direttore Ginnico Sportivo delle Scuole Centrali Antincendi, che da molti anni si dedicava con entusiasmo alla preparazione ginnica, ottenendo risultati molto soddisfacenti dall’addestramento del vigile del fuoNino Benvenuti co, strettamente in sintonia con l’attività professionale e quotidiana che li distingue. Il metodo organizzativo del professore consisteva nel curare assiduamente la preparazione dei migliori atleti. La sua capacità di motivare le persone e la sua autorità contribuirono a portare alla realizzazione di una serie di brillanti successi nelle Olimpiadi di Roma e negli eventi sportivi dei decenni successivi.

Per tale competizione, Roma, venne presa d’assalto dai tanti appassionati delle varie discipline, la città vide aumentare in modo notevole il volume del traffico urbano, hotel e campeggi divennero praticamente stracolmi, quindi anche i pericoli ed i rischi aumentarono notevolmente. Per l’occasione venne istituito un nuovo servizio dai vigili del fuoco di Roma: le "pattuglie mobili".
Erano in tutto dieci squadre ciascuna formata da una campagnola e da un autopompa. Erano automezzi strettamente collegati via radio con la centrale di via Genova, ed una di queste squadre venne collocata nei pressi del villaggio olimpico.
Il comandante, Giuseppe Oriani, illustrò alla stampa tale servizio, divenuto operativo dal 20 agosto per poi terminare il14 settembre.
Le pattuglie erano così composte: cinque dei sette vigili prendevano posto sull’autopompa mentre gli altri due sulla campagnola con a bordo attrezzatura varia, come autoprotettori, una motopompa, tubi, estintori ecc.
La loro dislocazione non superava il raggio di sette – otto chilometri dalla centrale, i percorsi erano prevalentemente verso il centro, in modo da raggiungere con la massima rapidità il luogo del sinistro.
Con la temporanea assegnazione del personale dalle varie sedi preesistenti, alle nuove pattuglie mobili, il comando dei vigili del fuoco di Roma richiamò in servizio centocinquanta volontari, ragazzi che avevano già effettuato il servizio militare nel Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco.

Pattuglia mobile in servio nei pressi dello stadio Olimpico