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L’Associazione Nazionale Nastro Tircolore

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L’Associazione Nazionale Nastro Tricolore

di Alessandro Mella

 

Un ringraziamento speciale a: Antonio Bianco, Alessandra Rutigliano ed agli amici del Gruppo Storico VVF Roma

 

 

Il valore civile

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Molte delle onorificenze e degli ordini cavallereschi europei hanno origini piuttosto antiche. All’indomani della proclamazione del Regno d’Italia, il 17 marzo 1861, la nazione appena unificata ereditò gran parte del sistema premiale dell’ormai ex Regno di Sardegna. Tra gli ordini e le onorificenze vi erano le medaglie concesse al valore civile. Fu nel 1851, il 30 di aprile, che il Re Vittorio Emanuele II le istituì la prima volta per colmare un vuoto ormai fortemente sentito[1]. Il suo regno, infatti, disponeva dei valori militari e dell’Ordine militare di Savoia (d’Italia dal dopoguerra) per premiare i soldati ed ufficiali che si erano dimostrati particolarmente meritevoli in azioni di carattere bellico e militare ma non aveva alcuna specifica decorazione che potesse gratificare coloro i quali si erano resi protagonisti di gesta straordinarie nella quotidiana vita del paese. Nacque con questo spirito il concetto di “valore civile” che dal Piemonte fu poi esteso a tutta Italia all’indomani della sospirata unificazione nazionale. Al termine del secondo conflitto mondiale anche il sistema premiale italiano fu gradualmente modificato ed armonizzato dalle istituzioni della Repubblica Italiana. A tal fine anche le ricompense al valore civile furono oggetto di una accurata rivisitazione con la legge 13 del 2 gennaio 1958. Il fine era quello di "premiare atti di eccezionale coraggio che manifestano preclara virtù civica e per segnalarne gli autori come degni di pubblico onore" siano essi compiuti sia da singole persone che da reparti militari, enti, corpi ed istituzioni che avessero esposto coscientemente la propria vita a pericolo certo nel compiere l’atto meritorio. Tra questi, secondo la normativa, spiccavano: salvare persone esposte ad imminente e grave pericolo; impedire o diminuire il danno di un grave disastro pubblico o privato; ristabilire l’ordine pubblico, ove fosse gravemente turbato, e mantenere forza alla legge; arrestare o partecipare all’arresto di malfattori; compiere atti finalizzati al progresso della scienza o in genere al bene dell’umanità e tenere alti il nome ed il prestigio della Patria. Proprio per questo furono quindi istituite le medaglie d’oro, d’argento e di bronzo al valore civile e l’attestato di pubblica benemerenza. Le prime tre concesse dal Presidente della Repubblica su proposta del Ministro dell’Interno e l’ultimo direttamente da questi. Di norma, a meno che l’evento abbia i caratteri dell’atto coraggioso la risonanza nella pubblica opinione tali da permettere al Presidente una concessione diretta, la proposta viene vagliata da un apposita commissione comprendente un prefetto, un senatore, un deputato, due rappresentanti della Presidenza del Consiglio dei ministri, un generale dell’arma dei Carabinieri, un rappresentante della Fondazione Carnegie e un componente dell’amministrazione civile del Ministero dell’Interno[2].

 

L’Associazione Nastro Tricolore

Nel dopoguerra molti Vigili del Fuoco avevano ricevuto medaglie al valore civile a suo tempo meritate nel corso dei numerosi interventi di soccorso prestati nel conflitto appena terminato e non solo. Forse incuriositi dall’Associazione Nastro Azzurro (che allora come oggi raccoglieva i decorati al valore militare) alcuni pompieri decisero di fondare un sodalizio che potesse raccogliere attorno a se i decorati al valore civile, di tutti i corpi od amministrazioni dello stato o liberi cittadini, assumendo un nome che si ispirasse a sua volta al nastrino di quelle insegne. Con questo spirito nacque l’Associazione Nazionale Nastro Tricolore nell’ormai lontano 1958. In poco tempo l’organizzazione si guadagnò un vasto consenso al punto da ottenere il riconoscimento d’ente morale con il DPR 776 del 30 luglio 1966[3]. Molti nomi celebri aderirono di buon grado all’associazione e ci piace ricordare, tra i tanti, il celeberrimo comandante Stefano Gabotto che ne fu presidente ed accanito sostenitore ed il mai dimenticato maresciallo Mayer che le dedicò, quale segretario della medesima, tanta passione nel corso della sua lunga vita. Oggi ricopre la prestigiosa carica di presidente nazionale l’ing. Guido Parisi dirigente generale del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco. Tra le finalità previste dallo statuto del sodalizio vi sono, oltre al riunire i decorati e parenti di decorati, la tutela della memoria dei caduti al valore civile e dei valori per i quali essi si sono sacrificati nonché l’assistenza agli iscritti ed alle loro famiglie. Proprio per questo nel corso degli ormai diversi decenni di attività esso si è occupato di numerose iniziative quali quella di promuovere l’intitolazione di vie e piazze a decorati caduti o la celebrazione della “Giornata del decorato[4]. Nel corso degli ultimi anni, dopo un periodo di grandi difficoltà legate anche al temporaneo passaggio della sede nazionale da Roma a Napoli, l’Associazione Nastro Tricolore ha ripreso con vivacità le proprie attività cercando di mantenere vivi i propri valori ed ideali anche attraverso un protocollo di intesa siglato con l’Associazione Vigili del Fuoco del Corpo Nazionale che ha permesso, tra l’altro, la partecipazione del medagliere a numerosi eventi di carattere civile e militare quali cerimonie e commemorazioni sempre con la scorta dei soci di quest’ultima contribuendo così ulteriormente a farne conoscere l’esistenza e soprattutto a mantenere vivi quei principi nobilissimi cui essa fa riferimento e che ne costituiscono l’irrinunciabile bagaglio etico e valoriale. Oggi il sodalizio affronta un momento certamente non facile dovuto al calo naturale dei propri iscritti poiché negli ultimi anni sono state limitatissime le concessioni di decorazioni al valore civile individuali a Vigili del Fuoco e soprattutto perché spesso ci sono difficoltà a raggiungere ed interessare quei decorati che non appartengono a tale categoria ma ad altri enti e corpi dello stato e che spesso ne sconoscono l’esistenza. Come se si fosse generata una curiosa tendenza a ritenere l’Associazione un poco settoriale e limitata a quel mondo (quello dei Vigili del Fuoco) che l’ha vista nascere e maggiormente vivacizzata nel corso degli anni. Una sorta d’equivoco che, grazie anche alle moderne tecnologie, forse si potrà sfatare con una finalizzata comunicazione che permetta a tutti di farne conoscere la natura assai variegata nonché le molte e preziose finalità. I valori, le idee e le speranze che da più di cinquant’anni la animano sono comuni ad ogni divisa, ogni uniforme ed ogni abito borghese e possono trovare sicuro rifugio, e soprattutto fertile terreno per crescere e germogliare, in ogni cuore. Ecco perché l’Associazione Nastro Tricolore continua e continuerà, seppur tra le mille difficoltà causate anche dal difficile momento storico ed economico europeo, a farsi promotrice di iniziative tese a perseguire tenacemente le proprie finalità con la speranza, sempre viva, che nuovi iscritti e nuovi simpatizzanti possano contribuire a garantirne la sopravvivenza anche nel nome dei generosi che un tempo la vollero, la fecero crescere e la difesero giorno dopo giorno.

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[1] http://www.quirinale.it/qrnw/statico/onorificenze/cennistorici/valorcivile.htm (19/02/2013).

[2] http://www.quirinale.it/qrnw/statico/onorificenze/ValorCivile/fonti_ValCivile_a.htm (19/02/2013).

[3] http://www.vigilfuoco.it/aspx/Notizia.aspx?codnews=11405 (19/02/2013).

[4] Mezzo secolo di pubblico onore, Guido Parisi, Obbiettivo Sicurezza numero 3 novembre 2008, p. 57.

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Incendi nel Mediovevo

 

LA LOTTA AGLI INCENDI NEL MEDIOEVO

 

Di Alessandro Fiorillo

 

 

Con la caduta dell’Impero romano d’occidente nel 476 d.C. e l’avvento dell’età medievale, della struttura romana della Militia Vigilum non rimase traccia. Quell’organizzazione, che affondava le radici nella Roma repubblicana, cessò d’esistere man mano che le città dell’Impero andarono spopolandosi, a favore delle campagne. Tuttavia gli incendi non vennero meno, e l’azione spontanea dei popolani era incentrata quasi esclusivamente sull’improvvisazione, con l’ausilio di mezzi occasionalmente reperiti. Oltre alla precarietà di un tale sistema, affidato ad operazioni dai risultati incerti, è evidente la visione trascurata di tutti i problemi connessi alla sicurezza antincendio, dalla mancanza di un sistema in grado di garantire la disponibilità delle risorse idriche, all’assenza di una qualsiasi pianificazione nella lotta agli incendi.

Tipico di questi tempi è l’atteggiamento delle popolazioni che identificavano negli incendi e nelle calamità dei castighi divini. Questa considerazione fatalistica, corredata da superstizioni e manifestazioni non reali, impediva la creazione di quelle istanze in grado di favorire la rinascita di un servizio antincendi organizzato (1). Significativa, in tal senso, è la narrazione secondo la quale nell’anno 847, durante l’incendio verificatosi nel quartiere romano di Borgo, fu il Papa Leone IV ad intervenire personalmente per domare le fiamme, sulle quali gettò i suoi paramenti sacri provocandone l’estinzione. Altro “metodo” per affrontare gli incendi e le calamità era quello di portare in corteo le spoglie del Santo Protettore o altre reliquie e simulacri. Tutti questi elementi testimoniano il senso d’impotenza dei popoli del medioevo di fronte agli incendi e agli eventi calamitosi.

Nei secoli successivi alla caduta dell’Impero, Roma fu continuamente travagliata da assalti e saccheggi, durante i quali spesso la città veniva messa a ferro e fuoco. Nell’846 gli arabi assaltarono l’Urbe, e le Basiliche di S. Pietro e S. Paolo furono gravemente danneggiate. Nell’849 i saraceni giunsero a minacciare nuovamente la città. In questo periodo di grandi turbolenze, il popolo romano si affidava principalmente al Defensor Urbis, il Papa, l’unico in grado di proteggere la città dalle sventure militari e naturali.

Nonostante tutto in molte province e località del Sacro Romano Impero sorsero associazioni di cittadini, prevalentemente artigiani e mercanti, il cui compito era quello di difendere il territorio dagli incendi e dalle calamità. Queste aggregazioni presero il nome di gilde, giure o associazioni di mutua guarentigia, e svolsero nel tempo una lodevole opera nel campo del soccorso e della lotta agli incendi.

Nel basso medioevo, sorse in Francia un’altra istituzione formata da “gente di mestiere”, i cui componenti erano reclutati all’interno della classe borghese. Sotto Luigi IX nel 1234 e con Filippo “Il Bello” successivamente questo organismo prese il nome di guet bourgeoise. Sempre nel XIII secolo anche in diverse città italiane si ebbe l’istituzione di corpi organizzati per la lotta agli incendi. L’organizzazione più nota fu quella delle Guardie del Fuoco, che vide la luce a Firenze nel 1416.

 

 

Note:

(1)   Una delle poche eccezioni fu rappresentata dal regno dei Franchi, dove già ai tempi di Clotario II (595) esistevano gruppi di cittadini cui era affidato il compito di sorveglianza, prevenzione e spegnimento degli incendi. Anche Carlo Magno, nell’ 800, promosse l’istituzione di gruppi coordinati di cittadini impegnati nella lotta agli incendi, senza però giungere a risultati duraturi nel tempo.

 

Bibliografia:

Roma città del fuoco, 2002.