L’8 settembre dei Vigili del Fuoco di Frascati – 1943

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L’ 8 SETTEMBRE DEI VIGILI DEL FUOCO DI FRASCATI

di Enrico Branchesi

 

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Vigile del Fuoco porta in salvo una donna estratta dalle macerie.

In quel periodo nulla faceva presagire il disastro che seguì. Italia e Germania entrarono in guerra contro la potenza anglo-americana.
Già dal gennaio 1942 nella città di Frascati ci fu un primo insediamento di truppe tedesche, con sede a Villa Campitelli, l’anno trascorse per gli ospiti forestieri ed i nostri Vigili continuarono il loro lavoro come del resto tutti i frascatani.
Intanto proprio per esigenze belliche il distaccamento fu rinforzato da personale volontario del Nord Italia richiamato in servizio ed inviato nei corpi che necessitavano di maggior personale.
Il 5 settembre dello stesso anno 1942, durante un intervento di un incendio ad un laboratorio pirotecnico, un vigile dell’85° Corpo Vigili del Fuoco “Trento”, Giorgio Ermanno Melchiori, fu investito da una violenta esplosione, trovandovi la morte.
Tragica sorte che gioca spesso con il destino di ognuno di noi specie quando si “vive pericolosamente” come era caro dire ai pompieri del tempo. Altre città italiane erano intanto prese di mira dai bombardieri alleati che seminavano morte e distruzione. Tuttavia Roma ed il suo hinterland sembrava fossero protette dalle incursioni per la presenza del pontefice.
L’illusione svanì invece il 19 luglio del 1943, giorno di un’amara e triste realtà per Roma che sentì per la prima, ma purtroppo non ultima volta, il sibilo delle bombe in caduta, quel grido che fa orrore. Il quartiere di San Lorenzo venne centrato dagli ordigni americani, palazzi divennero enormi cumuli di macerie.
I vigili di Roma lavorarono per giorni e giorni nella speranza di salvare ancora delle vite umane sepolte dai crolli.
Ma il tempo correva, Mussolini che si trovava quel giorno a Feltre per incontrare Hitler nella vana speranza di sganciarsi dal conflitto, fu colto da imbarazzo incredibile e l’evento accellerò la congiura ordita da Grandi e dagli altri membri del Gran Consiglio del fascismo. Il 25 luglio il Re Vittorio Emanuele III, trovando finalmente un valido pretesto, si sbarazzò dell’ingombrante primo ministro. Il regime crollava sotto i colpi dei suoi stessi rappresentanti e il fascismo implodeva su se stesso clamorosamente.
Ai giorni del governo Badoglio seguì da lì a poco il drammatico 8 settembre 1943, per i cittadini di Frascati, da ricordare e dimenticare nello stesso tempo. Tutti sanno che quel giorno nei cieli della città, mentre l’Italia crollava nel caos alla notizia dell’armistizio, passarono i B17, le fortezze volanti statunitensi, sganciando, intorno le ore 12, circa 1300 bombe. L’armistizio era stato già firmato da giorni e sarebbe stato annunciato la sera stessa.

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Piazza S. Pietro, pomeriggio 8 settembre

Obiettivo ufficiale della missione era il Comando germanico che il Maresciallo Kesserling aveva posto nella città di Frascati. Curioso personaggio, militare inflessibile, stimato dai suoi avversari che lo chiamavano “il sorridente Albert” per via di una sorta di paresi alla muscolatura facciale. Uomo fermo e gelido ma che non esitava a passeggiare per la città senza mancare di riservare cortesie ed effusioni agli abitanti della città. Condusse la guerra in Italia con forza e non meno fermezza impose nella lotta ai partigiani.
Comunque nell’incursione persero la vita circa 500 civili e 200 militari tedeschi, e metà degli edifici furono distrutti.

 

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Militari italiani e tedeschi, Piazza del Gesù

 

Per i locali Vigili del Fuoco il lavoro non mancava davvero, nonostante fossero pochi e non sapessero da dove cominciare, innumerevoli furono i salvataggi da loro portati a termine. Persone che chiedevano aiuto in ogni angolo, incastrate da travi di tetti o semicoperte dalle macerie e situazioni allucinanti, tanto che aiuti arrivarono anche dai colleghi del vicino distaccamento di Marino.
Anche da Roma partirono in molti con automezzi ed attrezzature, ma da parte dei tedeschi ci furono impedimenti nel proseguire la marcia dei soccorsi che arrivarono solo dopo qualche giorno. Ma il loro ardimento era alto, vista anche la precedente esperienza con il bombardamento del 19 luglio sulla capitale.
Per le vie della città la gente pareva smarrita, alla ricerca di parenti ed amici, per tanti ci fu l’amarezza di non ritrovare la propria casa, lacrime e grida di disperazione s’udivano in ogni strada.
I vigili del locale presidio di via Matteotti, come i civili, subirono la violenza delle bombe, vennero sorpresi all’interno della caserma, alcune testimonianze dicono che i poveretti resi inermi da quel frastuono assordante e dalle mura che tremavano, impossibilitati ad uscire per rifugiarsi, si raggrupparono abbracciati tutti insieme, stringendosi tra loro nell’ angolo più sicuro della loro caserma.
Superarono l’incursione senza conseguenze, in quanto la struttura fu danneggiata nel lato opposto ai locali da loro occupati. Una volta ripresi dallo smarrimento, uscirono di corsa in strada per constatare l’avvenuto, vagliando velocemente i danni per il successivo soccorso.

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In questo scatto si nota il danno prodotto nel retro della struttura della scuola dall’incursione, come citato nel testo.

Di lì a pochi giorni, il 23 settembre, il comando tedesco si trasferì da Frascati verso il monte Soratte, e durante la ritirata i militari germanici portarono via forzatamente i mezzi di soccorso. 

I vigili davanti alla minaccia delle armi rimasero inermi ed umiliati ………

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Tratto da “I Pompieri nel Comune Tuscolano”

di Enrico Branchesi – 2011

Author: enri