I sommozzatori del 1° Corpo di Roma – 1955

LUGLIO 1955: UNA RICERCA PARTICOLARE PER I SOMMOZZATORI DEL 1° CORPO DI ROMA

Di Alessandro Fiorillo

12 luglio 1955, un giorno come tanti della calda estate romana. Sulle rive del Lago di Albano (località “Culla del Lago”), a Castelgandolfo (nota per essere la residenza estiva del Papa), venne fatto un macabro ritrovamento: ricoperto da un tappeto di fogli di giornali, recanti la data del 5 luglio, fu trovato il cadavere nudo di una donna, senza testa e con un unico elemento in grado di far risalire alla sua identità, un orologino da polso marca Zeus, che l’assassino si dimenticò di occultare (1).

Per una particolare operazione di ricerca subacquea venne richiesto l’intervento dei vigili del fuoco del 1° Corpo di Roma, che immediatamente inviarono sul posto una squadra di sommozzatori e nuotatori guidati dall’Ing. Marticari (2). L’oggetto della ricerca fu la testa della povera donna, brutalmente uccisa qualche giorno prima con sette coltellate. L’omicidio avvenne nello stesso luogo del ritrovamento del corpo, si pensava pertanto che la testa poteva esser stata gettata in acqua. L’esplorazione fu particolarmente difficile per la natura vulcanica del lago, che presentava un fondale che sprofondava rapidamente ed era ricoperto quasi totalmente di alghe. S’immersero due vigili sommozzatori, equipaggiati con apparecchio ad ossigeno, mentre i vigili nuotatori, muniti di pinne, maschera e di semplice tubo respiratore, scesero in apnea non oltre i sette metri di profondità, limite della visibilità. In due giorni di ricerche si ebbe un accuratissimo esame di un gran tratto costiero, esplorato fino ad una profondità di 20-25 metri, senza avere però la possibilità di scendere oltre. Utilissima per tutta la durata dell’intervento fu un imbarcazione leggera in duralluminio, munita di motore fuori bordo Evinrude da 35 HP, che da poco tempo era in dotazione al 1° Corpo di Roma.

Tutte le fasi delfoto 1 (FILEminimizer)le ricerche furofoto 2 (FILEminimizer)no attentamente seguite dagli investigatori, dalla stampa e dal pubblico, partifoto 3 (FILEminimizer)colarmente colpito dall’efferatezza del delitto. La testa della povera donna non fu mai ritrovata. Si risalì però alla sua identità grazie all’orologio da polso (prodotto in appena 150 esemplari, il che facilitò le indagini): si trattava di una domestica siciliana che lavorava a Roma, Antonietta Longo, di 30 anni. Il giorno prima della sua morte ai genitori arrivò una missiva, spedita da Antonietta il 1 luglio, che così recitava: “Siate felici per me, sto per sposarmi con un uomo perbene. Arriverò in paese con lui a breve. Se Dio vuole presto vi darò un nipotino”. Il caso di Antonietta Longo è ancora oggi un caso irrisolto.

NOTE:

(1) Il ritrovamento del corpo, in realtà, avvenne 2 giorni prima ad opera di due uomini che soltanto 48 ore dopo si decisero ad avvisare i Carabinieri.

(2) Nello specifico furono inviati 2 vigili sommozzatori e 10 vigili nuotatori che proprio in quei giorni stavano effettuando un corso di nuoto per salvamento, di cui era istruttore era il Vice Brigadiere Federico D’Andrea.

Bibliografia:

Antincendio, (VII) 8, agosto 1955, p. 469.

http://www.loccidentale.it/node/93154

Author: enri