I vigili di Roma in soccorso ad Arezzo – 1917

I VIGILI DI ROMA IN SOCCORSO AD AREZZO

di Enrico Branchesi

 

 

 

E’ il 26 aprile del 1917, ore 11:30 circa. Nell’alta valle Tiberina, nelle province di Arezzo e Perugia una scossa del IX° grado della scala mercalli provoca una cinquantina di vittime e ingenti danni in diversi comuni.

Immediatamente il Sottosegretario di Stato De Vito richiede al sindaco di Roma l’invio dei Vigili del fuoco nelle zone colpite dal terremoto, per le operazioni di soccorso alle popolazioni.

Su indicazione del comandante del Corpo di Roma Ing. Giuseppe Fucci venne incaricato per l’operazione l’esperto Ing. Venuto Venuti che a sua volta individuò 22 elementi per formare due squadre. Il materiale di soccorso era composto da una scala aerea “Magirus”, da un camion pesante, un autocarro, da un’autovettura, una scala romana, ed altre attrezzature. Venne tutto caricato su quattro vagoni di un treno speciale militare diretto ad Arezzo, la destinazione che doveva essere raggiunta dai Vigili del fuoco di Roma.

La mattina del 1° maggio, all’arrivo del treno nella città toscana, il sottocomandante di Roma Venuto Venuti, presi accordi con l’On. De Vito e con l’Ing. Perilli, Ispettore superiore del genio civile, radunò le due squadre che si avviarono con i propri mezzi verso Villa Monterchi distante 30Km. Da lì si divisero per raggiungere ciascuna la rispettiva destinazione di San Sepolcro e Città di Castello.

Nello stesso pomeriggio del 1° maggio iniziarono le operazioni di soccorso, in accordo con gli ingegneri del genio civile, che continuarono fino al 14 dello stesso mese.

Nel periodo del soccorso le due squadre usufruirono del vitto e dell’alloggio in forma gratuita ed in parte a proprie spese: la squadra di Città di Castello fu ospitata per intero dall’amministrazione comunale; la squadra di San Sepolcro ebbe egualmente alloggio gratuito e parte del vitto con rancio militare, completato con £ 2,00 a persona con un pasto giornaliero.

Furono effettuati abbattimenti, puntellamenti di costruzioni pericolanti, recuperi di masserizie e fu portato soccorso in un susseguirsi di centri abitati:

San Sepolcro, Citerna, Lugnano, Petretole e Monterchi quasi completamente distrutti, Città di Castello, Celle, Lippiano, Monte Santa Maria, Gioiello, Reglio, Rogacciano, Patanchia, Anghiari ecc.

L’operato dei nostri Vigili fu apprezzato ed elogiato dalle autorità Governative e militari, dai municipi e dalle popolazioni che espressero il loro compiacimento con telegrammi e lettere dirette, oltre che al comandante del Corpo dei Vigili del fuoco, anche al sindaco di Roma.

Furono ben 47 gli interventi principali, lavori compiuti per il consolidamento e il recupero anche di edifici di importanza storica, come nel caso della demolizione di pietre pericolanti sulla sommità del campanile della chiesa di San Francesco e la messa in sicurezza della croce in ferro dell’effige del Santo in lamiera e di una sfera in rame.

Questa operazione fu seguita con interesse dalla cittadinanza, per l’altezza del campanile di ben 43 metri e per la difficile manovra che gli arditi vigili del fuoco di Roma andavano a compiere, con la loro destrezza e disinvoltura nell’uso della famosa “Scala Romana”.

Anche il Duomo, un monumento nazionale di notevole portata, fu colpito. Vennero puntellati la trave principale e il colmareccio del tetto; nel timpano, in parte crollato, ci fu bisogno di rimuovere dei conci in pietra pericolanti che gravavano nella parte centrale e superiore.

Il lavoro venne eseguito con l’alzata della scala romana a 22 metri e con la scala aerea.

L’uso della Scala Romana si rese fondamentale, ed i pompieri romani ne erano fieri. Nessuno sapeva usarla con la loro destrezza e professionalità, avendo avuto modo in altre calamità, come nel terremoto del 1905 in Calabria, nel paese di Aiello, di raggiungere un alto grado di preparazione in questa specialità.

Altri interventi si susseguirono nei modi più svariati, l’abbattimento di muri pericolanti e di molti camini che incombevano il crollo sugli stessi tetti. La demolizione di una parte della scala, nella Regia Scuola Tecnica “Luca Pacioli” di San Sepolcro.

Nel paese di Celle, frazione di Città di Castello, si dovette abbattere il campanile, previo smontaggio e trasporto in basso delle tre campane.

La squadra di San Sepolcro si adoperò a mezzo del camion pesante condotto dal Brigadiere Dottori Edoardo, per la distribuzione di viveri ed indumenti, in almeno 15 centri percorrendo oltre 400 Km.

Il giorno 14 dello stesso mese di maggio venne riordinato il materiale, tutto il personale lasciava le zone colpite dal sisma per raggiungere la stazione ferroviaria di Arezzo, essendo sicuri di aver compiuto ogni sorta di messa in sicurezza e senza tralasciare nulla e nessuno che ancora poteva avere il bisogno ed il soccorso dei Vigili di Roma.

Il mattino successivo le squadre, gli automezzi e le attrezzature, seguivano in treno il viaggio giungendo nella capitale alle ore 18:00.

Nei giorni a seguire, riprese le normali attività di comando, in via Genova il Sottocomandante Ing. Venuti segnalava con il vivo compiacimento al comandante del Corpo l’encomiabile contegno tenuto da tutti i graduati e vigili delle due squadre durante la permanenza nei luoghi colpiti dal terremoto, e sentì di dover segnalare: i brigadieri Testa Macario e Belli Pietro, il vigile sottocapo Di Nardo Federico, i vigili Clementi Carlo, Tavani Angelo, Taveri Giulio  e Binaretti Pilade, distintisi in modo particolare in specialità e qualità nell’esecuzione di alcune delicate e difficili operazioni.

 

Da una relazione riassuntiva del Sottocomandante Ing. Venuto Venuti – Roma, 20 maggio 1917

Author: enri