Bernardo De Fabritiis – 1911

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BERNARDO DE FABRITIIS

 

Roma, 12 luglio 1911

 

                                                 Bernardo De Fabritiis 1911 x sito                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                In via Appia Nuova, all’altezza dei vecchi depositi dei tram sorgevano molti magazzini adibiti a depositi di foraggi per il servizio dell’esercito, nelle adiacenze altri magazzini stoccavano mobili. ferro, nonché fieno e paglia, e ancora stalle con dozzine di cavalli, rimesse con vetture e tante altre cose.
Una mattina, prima dell’alba, due donne mentre attraversavano la strada videro uscire del fumo da uno dei capannoni, cominciarono a gridare, al fuoco … al fuoco … fu il caos, molta gente ancora assonnata uscì all’aperto da ogni punto, correndo e gridando senza meta e soprattutto senza sapere cosa fare, intanto davanti al magazzino della ditta Casale, luogo da dove usciva il fumo, si radunò una folla di curiosi intenti a notare i progressi del fuoco.
In brevissimo tempo sopraggiunsero i vigili del fuoco provenienti da via Genova, prontamente avvertiti da uno dei curiosi che non si era fatto prendere dal panico e, sotto il comando dell’allora tenente Venuto Venuti, (dal 1930 divenne il comandante del corpo di Roma) arrivarono con una autopompa, una pompa a vapore, e attrezzi vari.
Iniziarono a rovesciare acqua sull’incendio quando il tetto era ormai precipitato, senza tralasciare gli stabili adiacenti, facile preda del fuoco.
Il capitano De Magistris, che aveva sostituito l’ing. Venuti, avvertì il personale che un muro stava per collassare e ordinò ai vigili di allontanarsi.
Un operaio si convinse di notare che un’altro fienile, posto alle spalle di quello incendiato andasse a fuoco, corse a comunicarlo al brigadiere Pagani che, con i vigili De Fabritiis, Canedella e Tisei accorsero nel punto sospetto, per far prima passarono vicino al muro pericolante, quello che il capitano si era raccomandato di starne lontano, constatarono che non vi era nessun altro incendio, era solo del fumo che il vento aveva trascinato dall’altra parte.
Il muro che minacciava di cadere era lato quindici metri e lungo quattordici, in quel momento si piegò su un lato e cadde sulla tettoia di un’altro fienile al primo piano, sotto l’urto violento sprofondò il pavimento e distrusse ciò che vi era al pian terreno, parte delle macerie di rimbalzo caddero in un cortile e ferirono il vigile Tisei, mentre una porzione pesante del muro colpì De Fabritiis, fu investito in pieno, i compagni lo soccorsero immediatamente e lo trasportarono all’ospedale San Giovanni, poco distante dal luogo della disgrazia.
I professori che lo visitarono riscontrarono la frattura del bacino e della gamba destra, una lacerazione della vescica, ferite in varie parti del corpo e una gravissima commozione cerebrale.
I medici rimasero impotenti, lo dichiararono in imminente fin di vita.
Dopo un’atroce agonia il povero vigile mise fine alle sue angosce.
Bernardo De Fabritiis, abruzzese, poco più che quarantenne lasciava moglie e due piccoli bambini.
La salma fu collocata in una camera improvvisata a cappella ardente, furono deposti fiori e tanti ceri accesi, e un drappello di vigili rimase come guardia d’onore.
Molte furono le visite per il vigile sfortunato, dall’assessore comunale, ufficiali, graduati e vigili del benemerito corpo di Roma, tutti andarono a portare un omaggio di ringraziamento al defunto collega.
I funerali si svolsero in forma solenne, la salma fu rivestita dai compagni con l’uniforme da parata, e rinchiusa in una doppia cassa di legno e zinco.
Il corteo cominciò a formasi alle nove e trenta di mattina sulla piazza di San Giovanni, era una giornata grigia con una pioggerella incessante.
Il corteo funebre era preceduto da un plotone di guardie municipali, un drappello di carabinieri, due drappelli di pubblica sicurezza, un plotone di vigili e la banda comunale.
Sul carro che trasportava la salma era ricolmo di corone e fiori, sulla cassa furono posti la divisa e l’elmo del defunto, ai lati del carro un drappello di vigili in divisa di rappresentanza come guardia d’onore.
Immediatamente seguivano il carro, i più stretti familiari, venivano poi le più alte personalità, come il sindaco di Roma Nathan, comandanti di ogni corpo e comandanti dei vigili del fuoco giunti da ogni città d’Italia, Napoli, Venezia, Teramo, Marino, Civitavecchia ecc., come pure ex vigili, il Principe Don Prospero Colonna che fu il primo assessore dei vigili.
La lunga colonna del corteo percorse via Merulana, Santa Maria Maggiore, piazza Vittorio, via Cavour, per fermarsi in piazza dei Cinquecento, dove il sindaco Nathan volle dare l’estremo saluto alla memoria del valoroso, appartenente ad un corpo dal nobilissimo compito di proteggere la cittadinanza da tristi evenienze, subito dopo intervenne l’ing. Fucci, comandante dei vigili di Roma, con un lungo discorso espresse il più caloroso cordoglio.
Il corteo ufficiale si sciolse, il carro con il feretro seguito da molti colleghi e familiari, proseguì per il cimitero del Verano, dove fu tumulato nella tomba dei vigili, del “Pincetto”.
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(1) Coraggio e Previdenza 1911
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Author: enri